Gestire i rifiuti in Italia costa di più. Nel 2025 l’indice dei costi di gestione del settore registra un aumento dell'1,7% rispetto all'anno precedente, confermando il progressivo incremento delle spese sostenute dalle imprese che si occupano di raccolta, trattamento, smaltimento e recupero dei materiali. È quanto emerge dall’aggiornamento pubblicato dall’Istat, che ha contestualmente rivisto la base di calcolo degli indici, ora riferita al 2021.
L'indicatore misura l'evoluzione dei costi di produzione delle aziende del comparto e tiene conto di tre principali componenti: l'acquisto di beni e servizi, il costo del personale e l'utilizzo del capitale. Non si tratta quindi di un indice delle tariffe pagate dai cittadini, ma di uno strumento che fotografa quanto costa alle imprese svolgere le attività di gestione dei rifiuti. A trainare l’aumento del 2025 sono soprattutto gli acquisti di beni e servizi, cresciuti del 2%, seguiti dal costo del personale (+1,8%), mentre l'utilizzo del capitale registra una variazione contenuta (+0,1%).
L'incremento interessa entrambi i principali comparti della filiera. Le attività di raccolta, trattamento e smaltimento dei rifiuti registrano un aumento dei costi dell'1,9%, mentre il settore del recupero dei materiali segna un incremento dell'1,4%. L'Istat evidenzia inoltre di aver aggiornato la metodologia di calcolo, adottando il 2021 come nuovo anno base per rendere gli indici più rappresentativi dell'attuale struttura dei costi. La revisione ha interessato anche i dati relativi al periodo 2022-2024. In particolare, per il 2022 l'aumento dei costi è stato rivisto significativamente al rialzo, soprattutto per effetto del maggiore peso attribuito ai consumi di energia elettrica, che durante la crisi energetica avevano registrato una forte impennata.









