Un accumulo di oltre 75 milioni di euro di residui attivi di natura tributaria accertata e mai incassata pesa sulle casse del Comune nel Rendiconto 2025, a fronte di un tasso di recupero dell’evasione che non supera un risicato 5,2% al 1 luglio per la Tari. I dati emergono dal bilancio di assestamento dell’ente nello stesso momento in cui l’amministrazione comunale si appresta a varare l’aumento della Tari a carico di famiglie e imprese locali.
Nel linguaggio contabile della pubblica amministrazione, quei 75 milioni rappresentano i residui attivi: crediti che comprendono in maniera importante la quota parte della tassa rifiuti maturati negli anni, ma mai entrati in cassa. Una somma ingente che in buona parte rischia di non essere mai recuperata a causa di prescrizioni, contenziosi e irreperibilità dei debitori. Per legge, il Comune è costretto ad accantonare obbligatoriamente risorse nel Fondo crediti di dubbia esigibilità per coprire tutte le entrate non certe, e finiscono qui anche parte gli oltre 6 milioni di recupero Tari inseriti nell’ultimo assestamento di bilancio. A nutrire questa morosità contribuiscono in modo significativo le criticità del tessuto economico e urbano, segnato dal fenomeno delle aziende "apri e chiudi" — che cessano l’attività prima di saldare i tributi — e dall’impatto economico e di degrado legato all’abbandono dei sacchi neri nel territorio.














