di Valentina Tessera
Dai minimarket ai chioschi ambulanti, sempre più visitatori scelgono di esplorare una destinazione attraverso i sapori della quotidianità locale. E una guida di BWH Hotels suggerisce dieci località dove provare questa forma di turismo. Otto sono in Italia
La prossima attrazione turistica potrebbe essere il supermarket sotto casa. O il mercato rionale del giovedì. O, ancora, il panificio a conduzione familiare all’angolo della strada. È in questi luoghi che si misura l’autenticità di una destinazione secondo Millennial e Gen Z, protagonisti di un nuovo modo di viaggiare che sta ridisegnando anche il turismo enogastronomico.
Il fenomeno ha già un nome: «snackpacking». Un trend che porta le ultime generazioni a esplorare la cultura alimentare di un paese attraverso i prodotti della quotidianità: biscotti e dolci tipici, bibite che sfuggono ai grandi marchi globali, snack da passeggio acquistati nei chioschi ambulanti.
Il Global Travel Trends Report di American Express lo inserisce tra le principali trasformazioni che stanno interessando il panorama dell’ospitalità e degli spostamenti. A confermarlo sono i dati: l’89% dei giovani considera l’assaggio delle specialità locali una componente essenziale del soggiorno; il 69% predilige le insegne di street food; il 53% fa tappa nei piccoli forni di vicinato, e il 50% si orienta verso botteghe e realtà indipendenti lontane dalle rotte più battute.A trainare questa tendenza sono anche i social network. Oltre il 75% degli intervistati ha dichiarato di aver cercato attivamente un brand o una referenza stranieri diventati virali sul web. Emblematico il caso dei minimarket 7-Eleven, ampiamente diffusi in Giappone e in gran parte dell’Asia: l’hashtag #711 ha raccolto centinaia di migliaia di contenuti tra Instagram e TikTok, portando gli scaffali della celebre catena al centro di numerosi itinerari. Aumentano, inoltre, le applicazioni e le community digitali che aiutano a individuare indirizzi poco noti, ma radicati nelle abitudini dei residenti.Un cambio di paradigma che non è passato inosservato nemmeno agli operatori del settore. Sempre più strutture ricettive orientano la clientela verso esercizi storici e attività artigiane di quartiere, intercettando una domanda che privilegia esperienze meno convenzionali. «Per le nuove generazioni la prima tappa del viaggio non è più l'attrazione turistica iconica, ma il luogo in cui batte il cuore quotidiano della comunità — commenta Rosa Giglio, Head of Brand Marketing and Communication di BWH Hotels Italy & South-East Europe —. Significa cercare un'interazione sincera e non mediata. Il cibo diventa così la chiave per decodificare lo stile di vita di una destinazione. In questo scenario, l'hotel diventa l'hub strategico da cui partire alla scoperta di micro-esperienze gastronomiche sul territorio».Proprio sulla scia di questa evoluzione, il gruppo alberghiero internazionale ha selezionato dieci mete, tra Italia ed Europa meridionale, ideali per sperimentare lo «snackpacking». La raccolta comprende Lecce, dove tra i banchi del mercato di Porta Rudiae la visita passa dal pasticciotto e dal «rustico» con pomodoro e besciamella; Catania, patria dei «pezzi» di rosticceria (da abbinare a un seltz, la caratteristica bibita frizzante a base di acqua, limone e sale); Viterbo, che tra i vicoli del quartiere di San Pellegrino e le fiere agricole della Tuscia racconta la propria identità attraverso porchetta, Pecorino e tozzetti alle mandorle. A Verona meritano una sosta i bar e le osterie d’epoca, per assaggiare cicchetti misti e «pastissada de caval» (stufato di cavallo), mentre i caruggi di Genova invitano ad accompagnare la passeggiata con un trancio di farinata o di focaccia. Il Quadrilatero e il Mercato delle Erbe di Bologna offrono l’occasione di lasciarsi tentare da mortadella, crescentine e pizza al taglio; Perugia, infine, custodisce antichi laboratori cioccolatieri dove acquistare tavolette, praline e Baci, icona dolciaria della città.Oltreconfine, la rotta conduce a Salonicco, tra i mercati Modiano e Kapani: da non perdere la bougatsa — tradizionale dessert greco a base di pasta fillo, crema al semolino e cannella — e i souvlaki, spiedini di maiale o di pollo alla griglia. A Yerevan, in Armenia, il mercato coperto GUM propone frutta secca e disidratata, miele, conserve, vini e brandy, oltre a specialità da forno come il pane lavash e il lamadjo, una sorta di focaccia condita con manzo speziato. Completa la guida Tirana, con il Pazari i Ri — «Nuovo Bazar» —, cuore gastronomico della capitale albanese, dove fermarsi per un piatto di qofte (polpette di macinato, solitamente fritte), o una fetta di byrek, sfoglia salata ripiena di carne, formaggio o verdure.












