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«C’è una nuova trappola per turisti a Roma: le nonne che preparano la pasta fresca» dice il titolo di un reportage del Washington Post che è stato molto ripreso nelle ultime settimane dai giornali italiani. Racconta il fenomeno delle donne anziane che preparano pasta fresca nelle vetrine dei ristoranti, sempre più presenti nei centri storici di diverse città d’arte italiane.

L’autrice dell’articolo si chiede se sia un modo per dimostrare la qualità del locale o piuttosto un espediente pensato soprattutto per attirare i turisti, propendendo per la seconda. Il fatto che a porsi questa domanda sia stato un grande quotidiano americano è a suo modo significativo: vuol dire che questo genere di trovate pubblicitarie comincia a far storcere il naso anche negli Stati Uniti, uno dei paesi dal quale proviene la maggior parte dei turisti per cui sono stati pensati questi stratagemmi.

Le “nonne in vetrina”, come le chiama il Washington Post, è però solo uno dei modi in cui ristoranti e botteghe delle città più turistiche stanno spremendo, forzando e spettacolarizzando la cultura gastronomica italiana, che ha un grosso ruolo nell’attrarre turisti stranieri. È un fenomeno che riguarda molti prodotti, dal limoncello di Sorrento alla mortadella di Bologna al gelato, ma la pasta è uno dei più sfruttati, da Nord a Sud.