Donne intente a impastare e stendere la sfoglia dietro un vetro, turisti in fila con lo smartphone alzato, carbonare e amatriciane servite a qualsiasi ora del giorno senza pausa pomeridiana. È uno degli spettacoli più fotografati del centro storico di Roma — ma secondo un lungo reportage del Washington Post è soprattutto una strategia commerciale costruita a tavolino. Le cosiddette "nonne della pasta" esposte nelle vetrine di alcune catene di ristorazione del centro non rappresenterebbero la vera cucina romana: sarebbero figuranti al servizio di una narrazione progettata per vendere ai turisti stranieri l'idea dell'Italia autentica che cercano.
Il paradosso: la pasta fresca non è romana
Il punto più ironico del dibattito lo solleva la guida gastronomica Marina Cacciapuoti: tre dei quattro piatti simbolo di Roma — carbonara, gricia e amatriciana — si preparano storicamente con pasta secca, non fresca. L'unicaeccezione è la cacio e pepe, che ammette i tonnarelli. Le vetrine con le sfogline, dunque, non stanno mostrando la cucina tradizionale capitolina. Stanno mettendo in scena qualcosa che i romani stessi non riconoscono come proprio.
Il dibattito tra esperti: marketing geniale o puro teatro?








