A Roma mangiare bene non è automatico. Anzi, secondo il Washington Post, è diventato sempre più difficile — specialmente nelle zone del centro storico più frequentate dai visitatori. Il quotidiano americano ha costruito una guida pratica interpellando due delle voci più autorevoli sulla cucina romana: Katie Parla, autrice e guida gastronomica che vive nella capitale da oltre vent'anni, e Sophie Minchilli, nata e cresciuta a Roma, oggi proprietaria di una società di tour enogastronomici. Il loro punto di partenza è scomodo ma chiaro: fidarsi degli algoritmi delle app di recensioni è spesso il modo più rapido per finire in una trappola per turisti.

Più recensioni hai, peggio mangi

Il primo consiglio è il più controintuitivo. Secondo Parla, un locale con decine di migliaia di valutazioni su Tripadvisor non è una garanzia di qualità: è quasi sempre un segnale d'allarme. Significa alto volume di clientela, cucina industriale, cibo preparato in serie. I posti davvero buoni, spiega, di solito non hanno bisogno di quella visibilità per riempirsi.

Vicino ai monumenti, occhi aperti

Le zone ad alta frequentazione turistica — intorno al Colosseo, al Pantheon, a Trastevere, a Campo de' Fiori — sono anche quelle dove è più facile incappare in locali mediocri. Non perché manchino le eccezioni: Parla cita Armando al Pantheon come esempio di ristorante di qualità posizionato in pieno centro. Ma le eccezioni richiedono ricerca, non improvvisazione.