La partita sulla riforma elettorale diventa il terreno su cui si misura il futuro equilibrio di Forza Italia. Tra il ruolo di Tajani, il peso di Marina Berlusconi e l’ascesa di Stefania Craxi, nel partito si apre il confronto sul nuovo baricentro politico del dopo Berlusconi. L’opinione di Salvatore Di Bartolo
Le vicende che stanno accompagnando il confronto sulla riforma elettorale raccontano qualcosa che va ben oltre il merito delle preferenze. Al di là della soluzione tecnica che verrà individuata, il dibattito sta facendo emergere una questione più profonda: dove si collocherà il baricentro politico di Forza Italia nella prossima legislatura. È questo il vero nodo.
Antonio Tajani ha guidato il partito nella fase più delicata della sua storia, quella successiva alla scomparsa di Silvio Berlusconi. Lo ha fatto tenendo insieme tre esigenze che, fino a oggi, sono apparse compatibili: preservare la collocazione europeista e moderata di Forza Italia, consolidarne il ruolo nella maggioranza guidata da Giorgia Meloni e mantenere saldo il rapporto con la famiglia Berlusconi, custode dell’identità politica e culturale del movimento fondato nel 1994.
È stata questa la sua forza. Ma potrebbe diventare anche la sua principale vulnerabilità.














