Da sinistra, il leader di Azione, Carlo Calenda, e quello di Forza Italia, Antonio TajaniSostiene un democristiano di lungo corso, e che vuol rimanere anonimo, che Vannacci in fondo non deve far paura. Perché quando a destra tira aria di estremismi, in realtà è tutto vento in poppa per Forza Italia. Una brezza leggera ma sostenuta, che finirà per spostare la barca azzurra verso le acque placide del grande centro, pur rimanendo saldamente ancorata alla coalizione. Anzi: portandosela il più possibile con sé, la coalizione, fin dentro allo spazio politico rimasto orfano della Dc e oggi conteso da ben 33 sigle diverse, in gran parte attestate sullo zerovirgola percentuale.
Del resto, in un bipolarismo di fatto, chi si ritiene al centro, pur inseguendo la chimera del terzopolismo, sta di qua oppure di là. Solo che di là, nel Campo largo, al momento la direzione del vento è opposta. Basti guardare la foto di martedì: il Partito democratico a guida Schlein guarda sempre più a sinistra, fa comunella con Il Movimento 5stelle e con Avs, e tiene ai margini il centrista Renzi e i fuoriusciti riformisti capitanati da Pina Picierno.
Dopodiché, va detto: se è vero che più Vannacci spinge e più il centrodestra, per schivarlo, si sposta al centro, lo scopriremo solo l’anno prossimo, dopo lo spoglio delle schede per le Politiche. L’unica cosa che si può già fare è registrare un certo attivismo tra i centristi di destra. Che sono tanti pure loro, e anche questo va detto. La genealogia è degna del Vecchio testamento. In principio era lo Scudo crociato, che generò il Partito Popolare, che a un certo punto lanciò uno sguardo a sinistra, macchiandosi del peccato originale e generando la fuoriuscita di Pier Ferdinando Casini e Clemente Mastella, i quali guardando alla neonata Forza Italia fondarono il Ccd, che in coalizione aveva già il Patto Segni, a sua volta generatosi nel passaggio dalla Dc al Ppi.











