di Pietro De Leolunedì 15 giugno 20263' di letturaAntonio Tajani a tutto campo da Manduria, dove, intervistato da Bruno Vespa per “i Forum in Masseria”, affronta i principali temi dell’agenda politica. Il ministro degli Esteri e Segretario Nazionale di Forza Italia si sofferma su quello che è, in queste ore, il punto che potrebbe cambiare lo scenario internazionale: la sigla del memorandum di tregua tra Iran e Stati Uniti.«Siamo a un passo da un grande accordo che porterebbe benefici per l'economia mondiale. Speriamo», dice il titolare della diplomazia italiana.Il ministro degli Esteri poi affronta un altro argomento molto dibattuto nelle ultime settimane, cioè la dialettica con Ben Gvir, ministro della destra israeliana che ha insultato l’Italia (definendola “paese delle ciabatte”) e con i coloni violenti della Cisgiordania. “Stiamo valutando, se ci sarà la proposta della Commissione Europea, di sanzionare i prodotti dei coloni violenti che occupano illegalmente la Cisgiordania”, dice il Ministro degli Esteri. Poi aggiunge: «Con Ben Gvir vogliamo andare avanti, vogliamo ci sia una sanzione per come si è comportato. Gli insulti rivolti all’Italia se li poteva risparmiare. Non sono degni di un ministro che voglia rappresentare uno Stato democratico».Quanto al confronto con gli Stati Uniti e il tema della sicurezza europea, Tajani sottolinea: «Non si può essere autonomi dagli Usa e poi non spendere in sicurezza e difesa, altrimenti è demagogia e propaganda». Dunque, osserva, «avere forze armate Ue più forti è garantire la pace, è il contrario di quello che dicono i pacifisti e i “pacifinti”. Se c’è equilibrio, lo dice anche Mattarella, ci sono meno guerre. Mala sicurezza è sempre più al servizio dei cittadini: si pensi alla ricerca, ma anche a pagare gli stipendi e le pensioni alle forze dell’ordine, che rischiano la pelle tutti i giorni. Non sono soldi mal spesi». E l’Ucraina? Qui, sottolinea Tajani, «Nel momento in cui bisognerà poi decidere, qualora ci fosse la pace, se e come ritirare le sanzioni» alla Russia, allora «al tavolo della trattativa dovrà esserci l'Europa».