Era inevitabile, prima o poi, forse più prima di poi, che le due idee di Forza Italia, quella di Tajani e quella di Marina Berlusconi, venissero a conflitto. E se è accaduto, con la capogruppo Stefania Craxi che non condivide l’accordo sulle preferenze fatto al tavolo di maggioranza con Meloni, è perché dal giorno della sconfitta per un voto sullo stesso punto alla Camera la premier ha presentato il conto al suo vice, con il sospetto, per i deputati berlusconiani, di rappresentare la maggior parte dei franchi tiratori che hanno portato il centrodestra in minoranza, approfittando del voto segreto alla Camera. Un’accusa che Tajani e la stessa Craxi hanno respinto dal primo minuto. Ma che adesso, con il voto palese obbligatorio al Senato, mette alla prova Forza Italia nella nuova votazione che si terrà sullo stesso argomento. Nelle trattative svolte fin qui a Palazzo Madama, la presidente dei senatori aveva tenuto duro, chiedendo un approfondimento prima di procedere. Ma Meloni vuole la rivincita, ed è sicura di prendersela dato che far fallire per la seconda volta l’approvazione delle preferenze significherebbe di fatto aprire una crisi di governo, che porterebbe a elezioni. Per questa ragione Tajani s’è risolto ad accontentarla, pur sapendo che non tutto il partito è con lui. Due giorni fa Stefania Craxi ha scritto una lettera al Tempo per spiegare le ragioni della «sensibilità riformista, liberale, popolare» di Forza Italia; e in quell’ambito ha ribadito che «il centrodestra non può essere una caserma». Monito chiaramente rivolto a Meloni e allo stesso Tajani, dato che la prima è abituata fin dall’inizio della sua esperienza a Palazzo Chigi a guidare con durezza la sua maggioranza, quasi come il suo partito. E il secondo ha cercato di ricavare spazio per Forza Italia evitando di entrare in conflitto con la premier. A ben vedere, questo è il vero punto di dissenso tra la presidente dei senatori di Forza Italia e la premier: la prima, non foss’altro per il nome che porta, non è abituata a obbedire. E rivendica il diritto di far politica confrontandosi e trovando semmai un punto di incontro. Ma la seconda ha già fatto capire che non rinuncia a dettare la linea, e non teme di dover andare al voto. In mezzo alle due rimane Tajani: e non è affatto una posizione comoda, la sua.
Lo scontro fra due donne forti
Era inevitabile, prima o poi, forse più prima di poi, che le due idee di Forza Italia, quella di Tajani e quella di Marina Berlusconi, venissero a conflitto. E se è accaduto, con la capogruppo Stefania Craxi che non condivide l’accordo sulle preferenze fatto al tavolo di maggioranza con Meloni, è perché dal giorno della sconfitta per un voto sullo stesso punto alla Camera la premier ha presentato il conto al suo vice, con il sospetto, per i deputati berlusconiani, di rappresentare la maggior parte dei franchi tiratori che hanno portato il centrodestra in minoranza, approfittando del voto segreto alla Camera. Un’accusa che Tajani e la stessa Craxi hanno respinto dal primo minuto. Ma che adesso, con il voto palese obbligatorio al Senato, mette alla prova Forza Italia nella nuova votazione che si terrà sullo stesso argomento. Nelle trattative svolte fin qui a Palazzo Madama, la presidente dei senatori aveva tenuto duro, chiedendo un approfondimento prima di procedere. Ma Meloni vuole la rivincita, ed è sicura di prendersela dato che far fallire per la seconda volta l’approvazione delle preferenze significherebbe di fatto aprire una crisi di governo, che porterebbe a elezioni. Per questa ragione Tajani s’è risolto ad accontentarla, pur sapendo che non tutto il partito è con lui. Due giorni fa Stefania Craxi ha scritto una lettera al Tempo per spiegare le ragioni della «sensibilità riformista, liberale, popolare» di Forza Italia; e in quell’ambito ha ribadito che «il centrodestra non può essere una caserma». Monito chiaramente rivolto a Meloni e allo stesso Tajani, dato che la prima è abituata fin dall’inizio della sua esperienza a Palazzo Chigi a guidare con durezza la sua maggioranza, quasi come il suo partito. E il secondo ha cercato di ricavare spazio per Forza Italia evitando di entrare in conflitto con la premier. A ben vedere, questo è il vero punto di dissenso tra la presidente dei senatori di Forza Italia e la premier: la prima, non foss’altro per il nome che porta, non è abituata a obbedire. E rivendica il diritto di far politica confrontandosi e trovando semmai un punto di incontro. Ma la seconda ha già fatto capire che non rinuncia a dettare la linea, e non teme di dover andare al voto. In mezzo alle due rimane Tajani: e non è affatto una posizione comoda, la sua.









