ROMA – L’industria dell’auto sta attraversando un nuova fase di alleanze globali. Dopo decenni in cui le partnership servivano soprattutto a condividere motori, piattaforme o reti commerciali, oggi il cuore delle intese è cambiato: elettrico, batterie, software, guida autonoma, costi, accesso ai mercati e, sul fronte dei costruttori cinesi, superamento dei dazi e dei paletti che l’Unione europea ha messo o sta per mettere. Prospettiva che ha fatto ingranare una marcia diversa ai costruttori di Pechino. Basta un elemento per capire il salto di qualità che alcuni marchi vogliono compiere: il colosso Byd vuole entrare nell’Acea, il club dei costruttori europei. E non sarebbe l’unico.
Tutti gli occhi dei produttori del Dragone sono puntati sull’Europa, anche perché il Trumpismo, che ha stoppato la transizione verso la mobilità elettrica negli Usa, ha reso meno appetibile il mercato a stelle e strisce. Quindi per i costruttori di Pechino la terra di conquista è il Vecchio continente, oltre al resto dell’America con un’attenzione al Canada e al Sud America. L’ultima alleanza è quella tra Ford e Geely che hanno creato una joint venture per produrre cinque modelli nell’impianto spagnolo di Almussafes della casa americana, che nei mesi scorsi aveva stretto un accordo anche con Renault (che già collabora proprio con Geely) per la produzione di due compatte di segmento B. Ma anche Stellantis, presentando il suo piano al 2030, aveva annunciato una serie di intese. Non solo rafforzamento dell’asse con Leapmotor, grazie alla joint venture, che produrrà in Spagna, a Saragozza, e si prenderà in carico la fabbrica vicino a Madrid, studiando l’espansione in Sud America. E probabilmente contribuirà alla piattaforma e-car a Pomigliano d’Arco. Rilancio anche dell’asse con Dongfeng sulla produzione a Wuhan con l’aggiunta del sito di Rennes in Francia per il brand Voyah. E poi allo studio altre alleanze, quella con Tata Motors per l’India e l’Asia, e quella con Jaguar Land Rover, che fa parte sempre dell’universo del costruttore indiano, per gli Usa. «Le partnership non devono essere monodirezionali, non riguarderanno solo i cinesi», ha detto l’ad del gruppo Antonio Filosa. La casa italo-francese punta però alla tecnologia cinese, in cambio mette sul tavolo la capacità produttiva in eccesso in Europa.











