ROMA – L’industria dell’auto sta attraversando un nuova fase di alleanze globali. Dopo decenni in cui le partnership servivano soprattutto a condividere motori, piattaforme o reti commerciali, oggi il cuore delle intese è cambiato: elettrico, batterie, software, guida autonoma, costi, accesso ai mercati e, sul fronte dei costruttori cinesi, superamento dei dazi e dei paletti che l’Unione europea ha messo o sta per mettere. Prospettiva che ha fatto ingranare una marcia diversa ai costruttori di Pechino. Basta un elemento per capire il salto di qualità che alcuni marchi vogliono compiere: il colosso Byd vuole entrare nell’Acea, il club dei costruttori europei. E non sarebbe l’unico.

Uno studio di Banca d’Italia spiega le ragioni della crisi dell’auto europea: Pechino conquista il mercato globale con costi fino al 45% inferiori rispetto ai concorrenti, con un…

<p>La crisi dell'auto europea non è una fase ciclica, ma il risultato di un cambiamento strutturale. È la conclusione del nuovo studio di Banca d'Italia «The global automotive...