<p>La crisi dell'auto europea non è una fase ciclica, ma il risultato di un cambiamento strutturale. È la conclusione del nuovo studio di Banca d'Italia «The global automotive sector after the pandemic», che individua nell'ascesa della Cina il principale fattore di trasformazione.</p><p>Secondo Via Nazionale, elettrificazione, batterie, software hanno creato uno scenario nel quale Stellantis, Volkswagen, Mercedes, Bmw e Renault sono costrette a rincorrere.

Mentre la Cina ha già superato i livelli di vendita pre-Covid, l'Europa registra immatricolazioni inferiori del 17%.</p><p>A frenare la domanda europea sono prezzi, tassi d'interesse, norme più stringenti e la scomparsa dei modelli d'ingresso.

Pechino ha invece costruito il proprio vantaggio con incentivi, credito agevolato, energia a basso costo e investimenti nella filiera.

Nel 2025 in Cina sono state vendute circa 14 milioni di auto elettriche, contro 1,3 milioni nel 2020: il Paese vale due terzi del mercato globale.</p><p>L'elemento dirompente è che il controllo della catena delle batterie consente ai produttori cinesi costi fino al 45% inferiori rispetto ai concorrenti europei.

A questo si aggiunge un vantaggio in due-tre anni nel software.