Negli ultimi cinque anni l’industria automotive ha vissuto una fase di eccezionale turbolenza, che ha spazzato via i vecchi cicli economici. Prima la pandemia, poi le crisi delle forniture, la guerra in Ucraina, l’inflazione e oggi l’incertezza geopolitica e commerciale: ogni anno un nuovo shock. Non stupisce dunque che l’ultimo Global Automotive Outlook 2025 di AlixPartners — la ventiduesima edizione — delinei un mercato sempre più competitivo, soggetto a disruption continue, e che richiede ai costruttori occidentali un cambio di paradigma in chiave di agilità operativa, gestione dei costi e capacità di innovazione.

Secondo il rapporto, siamo di fronte alla fine dell’età dell’oro post-Covid per l’auto europea. Quella fase di profittabilità straordinaria, sostenuta da forti aumenti di prezzo e capacità di scaricare i costi sulla filiera e sui consumatori, ha già lasciato spazio a margini più sottili e a un free cash flow in brusca contrazione: -72% anno su anno per i costruttori (Oem), con una redditività tornata sotto il 10%. La filiera dei fornitori, che negli ultimi quattro anni aveva sofferto condizioni anomale, sta lentamente recuperando marginalità (oggi all’11-12%), ma anch’essa si trova in un contesto più fragile e instabile.