Davanti a un bivio. L’industria automobilistica europea sta affrontando una crisi multipla. Auto elettriche che si vendono più che nel 2024 ma non come sperato e per le quali sono stati investiti miliardi. La pressione di Bruxelles sul versante del superamento dei limiti di CO2. Ma soprattutto una concorrenza cinese sempre più forte, in grado di colpire in ogni segmento.
Tre poli in Europa: il Gruppo Volkswagen che marcia faticosamente da solo con il peso dei suoi marchi, una crisi epocale in Cina e tante strategie da rivedere (addirittura anche quelle del naming della famiglia ID per le elettriche); Stellantis con tanti, forse troppi, brand e senza un ceo dal dicembre scorso (e in arrivo, sembra, a fine giugno) nel momento più difficile della storia dell’automotive; e Renault che, guidata da Luca de Meo, resiste alla tempesta perfetta grazie a prodotti azzeccati e a brand di successo come Dacia. Un’affermazione commerciale che conferma una regola di base dell’industria: il prodotto e la tecnologia sono gli ingredienti base, tutto il resto è marginale (basti pensare alla crisi di Nissan). Occorre fare auto valide, in grado di competere con quelle cinesi, e che costino poco. Risolvere questa equazione sembra difficile, se non impossibile.






