Una strategia a tutela del Made in Europe, che trasformi le multe in investimenti, e sia capace, attraverso un sistema di bonus, incentivi e «interventi mirati sulla produzione, sul powertrain elettrico e sulle batterie», di rendere competitiva la produzione di autovetture elettriche in Europa. È la richiesta congiunta che i due principali produttori di auto in Europa, Volkswagen e Stellantis, attraverso una lettera aperta dei due amministratori delegati, Oliver Blume e Antonio Filosa, fanno alla Commissione.

Il problema dell’industria dell’auto europea sta nel mercato, almeno quanto i ritardi del mercato sono dovuti alle incertezze dell’industria e della regolamentazione di Bruxelles. Un tremendo gioco di sponda che sta ridimensionando uno dei comparti manifatturieri più strategici, generando una crisi di competitività senza precedenti. Tutto questo senza contare la variabile rappresentata dalla concorrenza delle case produttrici cinesi che, come un quarto di secolo fa hanno fatto le case giapponesi e coreane, si stanno ritagliando uno spazio crescente sul mercato europeo. La rivoluzione iniziata con il Green Deal europeo si sta rivelando una sorta di “campagna di Russia” per l’industria automotive del Vecchio Continente, che ha prodotto nel 2025 (stime dell’Anfia, l’associazione delle imprese della filiera auto) 3,5 milioni e mezzo di autovetture in meno rispetto al 2019 e sconta un gap del 16% sui volumi immatricolati mentre il livello di penetrazione delle vetture full electric ha raggiunto il 19,5% del mercato, quattro punti in più del 2024 - 29,1% se nel computo entrano anche i modelli plug-in -, con Uk, Germania e Francia in linea con la media e Spagna, ma ancor di più Italia, sotto la soglia.