ROMA – Creare un’etichetta “made in Europe” per i veicoli elettrici realizzati all’interno dell’Unione Europea. Un marchio che dia la possibilità ai clienti di approfittare di incentivi per l’acquisto, senza rischiare che vengano usati per comprare solo auto cinesi, e ai costruttori di poter sfruttare dei bonus CO2 da usare su tutta la flotta a batteria. La proposta è firmata dall’ad di Volkswagen, Oliver Blume, e dall’ad di Stellantis, Antonio Filosa, rispettivamente la prima e la seconda casa automobilistica in Europa. Concorrenti, ma unite nel chiedere un patto per salvare la produzione in Europa. Una richiesta che i due inoltrano a Bruxelles con un intervento pubblicato da tre giornali economici-finanziari: Il Sole 24 Ore, Les Echos e Handelsblatt.
(reuters)
«Condividiamo la responsabilità di fare dell'Europa una potenza industriale. L'industria automobilistica europea ne è parte integrante, generando l'8% del Pil europeo ogni anno e dando lavoro a 13 milioni di persone», dicono i due ad in un contesto di «nuova fase di competizione geopolitica». Non solo. Il comparto automotive sta affrontando «i rischi del commercio internazionale» e «la concorrenza di importatori che operano in condizioni normative e sociali meno rigorose rispetto all'Ue». Il riferimento è ai produttori cinesi.







