Bruxelles, dicembre. I costruttori d’automobile entrano nella sala della Commissione con la faccia di chi ha appena ricevuto una multa salata e ora chiede lo sconto. «Signori commissari, capiamo l’ambiente, capiamo il pianeta, capiamo tutto. Ma se ci obbligate a vendere solo elettriche dal 2035, noi chiudiamo baracca e burattini. E con noi chiudono migliaia di posti di lavoro, intere regioni, intere vite».

La Commissione, che non è mica nata ieri, annuisce comprensiva. E partorisce il miracolo del compromesso europeo: non più zero emissioni, ma novanta per cento. Non più divieto, ma quasi-divieto. Non più rivoluzione, ma evoluzione soft.

Risultato: dal 2035 si potranno ancora vendere auto a benzina e diesel, purché non troppe, purché non troppo sporche, purché si paghi una multa salata che però, si sa, verrà in qualche modo ammortizzata.

L’associazione T&E – quelli che prendono sul serio le cose serie – ha fatto i conti e si è messa le mani nei capelli. Dice che l’85 per cento di elettriche nuove nel 2035 è un’ipotesi rosea; il 50 per cento è già realistica; il 15 per cento è quello che probabilmente succederà davvero, tra ibride plug-in “efficienti” e qualche vecchio diesel che campa di deroghe.