Per anni l’industria automobilistica europea ha guardato alla Cina come a una minaccia. Ora la situazione si sta ribaltando. Di fronte a costi dell’energia troppo alti, domanda debole e ritardi nell’innovazione, una parte dei costruttori occidentali comincia a considerare i rivali cinesi non solo come avversari, ma come possibili salvagenti. Stellantis con Leapmotor, Ford in dialogo con Geely e non solo. Il messaggio che arriva dai vertici del settore è sempre più chiaro: per sopravvivere, l’automotive europeo potrebbe dover imparare a condividere tecnologia, fabbriche e catene di fornitura proprio con chi fino a ieri veniva descritto come il principale pericolo.

L’ultima conferma arriva da Jim Baumbick e Antonio Filosa, amministratori delegati rispettivamente di Ford e Stellantis. «Dobbiamo trovare il nostro modo di raggiungere una dimensione competitiva in Europa. Crediamo che farlo attraverso le partnership sia la strada giusta per competere», ha detto il primo al Future of the Car Summit organizzato dal Financial Times a Londra. «Il concetto di partnership – ha aggiunto il secondo – non dovrebbe essere limitato solo ai produttori cinesi. Le case automobilistiche cinesi sono attori importanti che si stanno affacciando sul mercato europeo con grande forza, ma potremmo anche valutare altre opzioni».