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Stella Li, vicepresidente esecutiva del colosso dell'elettrico, lo ha detto chiaramente: l'Italia è nella short list dei Paesi d'interesse. Tra la crisi di volumi degli impianti e l'ombra dei controversi standard lavorativi emersi in Ungheria e Brasile, il Dragone guarda anche a Maserati e pone davanti a un bivio. Il futuro per l'auto italiana parla cinese?

La promessa di futuro, nel cuore stanco della manifattura italiana, parla mandarino. Il colosso cinese Byd, che nel 2025 ha già scalzato Tesla dal trono mondiale dell'auto elettrica (2,26 milioni di veicoli venduti contro 1,63 milioni), avrebbe puntato l'indice sulla mappa dell'Italia. Sottotraccia, secondo quanto riferito dal quotidiano economico Bloomberg e rilanciato dalle agenzie, Byd starebbe guardando agli stabilimenti europei sottoutilizzati di Stellantis e di altri costruttori. L'Italia è nella short list dei Paesi di interesse e, tra i siti potenzialmente coinvolti, vengono indicati Mirafiori e Cassino.

La conferma è arrivata direttamente da Londra, dal prestigioso Future of the Car Summit che si tiene in questi giorni. Stella Li, vicepresidente esecutiva di Byd, in un'intervista rilasciata a Bloomberg a margine dell'evento ha confermato che l'Italia è nella "short list" dei Paesi d'interesse. La strategia è estremamente pragmatica: Byd non vuole costruire nuove "cattedrali nel deserto". Troppo tempo, troppa burocrazia. Meglio rilevare impianti esistenti, siti "sottoutilizzati".