C’è voluto un mese esatto dall’annuncio della firma da parte del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini per mettere (forse) la parola fine alla telenovela dell’omologazione degli autovelox. Il decreto che finalmente, dopo 33 anni e mezzo, disciplina la procedura prevista fin dal 1993 dall’articolo 142 del Codice della strada, quello sulla velocità appunto, è stato pubblicato sabato 11 luglio sulla Gazzetta Ufficiale ed è entrato in vigore domenica 12 luglio.
Il provvedimento è arrivato dopo due anni dalla prima ordinanza con cui, il 18 aprile 2024, la Corte di Cassazione ha definitivamente stabilito che solo gli strumenti omologati possono essere ritenuti fonti di prova della violazione dei limiti di velocità. Una pronuncia che ha messo a soqquadro i controlli su strada visto che, appunto, nessuno degli apparecchi utilizzati fino ad allora (e fino a sabato 11 luglio) era stato omologato a causa della mancanza di specifiche procedure tecniche, mai emanate. Tant’è che fino alla presa di posizione della Suprema Corte, il ministero dei Trasporti aveva sostenuto che, in assenza di norme sull’omologazione, fosse sufficiente l’approvazione, una procedura ministeriale semplificata che invece è stata più volte bocciata, a partire dal 2024, dai giudici con l’ermellino (ordinanze 10505/2024, 20913/2024 e 12924/2025).
















