A poche ore dall’entrata in vigore del decreto che regolamenta l’uso degli autovelox sulle strade italiane, messo a punto dal ministero delle Infrastrutture, rimangono ancora molti dubbi sulla sua applicazione. Soprattutto perché continua a mancare l’elemento fondamentale che ne possa validare i rilievi, ovvero una procedura di omologazione di tali apparecchiature.

Nel frattempo però, come detto, il cosiddetto decreto autovelox è operativo, e ha introdotto diverse novità. Tra le più importanti, le distanze a cui tali apparecchiature devono essere sistemate e, soprattutto, i limiti al loro utilizzo.

In città, ad esempio, la distanza che intercorre tra il cartello stradale che ne segnala la presenza e l’autovelox stesso non potrà essere inferiore a 75 metri. Che salgono a 200 in caso di strade ad alto scorrimento. Inoltre, due autovelox non potranno essere piazzati a una distanza inferiore ai 500 metri, che diventano un chilometro sempre in caso di strade ad alto scorrimento.

Su tratte extraurbane, il segnale che indica la presenza del dispositivo dovrà essere piazzato almeno un chilometro prima, mentre la distanza tra due autovelox non potrà essere inferiore ai 3 chilometri (uno, in caso di strade extraurbane di carattere locale). Distanza che sale a 4 km se ci si trova in autostrada.