Dietro le porte chiuse il presidente Usa abbassa i toni, evita lo scontro con gli alleati e lascia una Nato più compatta di quanto le tensioni della vigilia facessero temere
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Il vertice Nato di Ankara rischiava di trasformarsi nell'ennesimo scontro tra Donald Trump e gli alleati europei. Per buona parte della giornata, il presidente americano ha monopolizzato la scena con dichiarazioni durissime: accuse agli europei per il mancato sostegno agli Stati Uniti durante la guerra con l'Iran, minacce commerciali contro la Spagna, nuove rivendicazioni sulla Groenlandia e l'ennesimo richiamo agli alleati affinché investano di più nella difesa. Sembrava il preludio a una nuova crisi dell'Alleanza.Eppure, dietro le porte chiuse, il clima è stato molto diverso. "Vogliamo restare con voi", ha detto Trump, secondo quanto riferito da un secondo partecipante all'incontro. Secondo il retroscena pubblicato da Politico e confermato da altre ricostruzioni, nelle riunioni riservate Trump ha mantenuto toni decisamente più concilianti, evitando gli scontri diretti e partecipando ai lavori con un approccio più pragmatico.Il "doppio Trump": lo scontro mediatico come strumento negozialeIl contrasto tra il Trump visto davanti alle telecamere e quello emerso durante le sessioni riservate racconta forse meglio di qualsiasi comunicato finale l'evoluzione della diplomazia americana sotto la sua presidenza.Davanti ai giornalisti, il presidente ha nuovamente accusato diversi partner europei di non aver sostenuto Washington, arrivando a definire la loro posizione una delusione per gli Stati Uniti. Nel mirino è finita soprattutto la Spagna, accusata di contribuire troppo poco alla difesa collettiva. Non sono poi mancati nuovi riferimenti alla Groenlandia, che Trump continua a considerare strategica per la sicurezza americana e artica.Nelle riunioni a porte chiuse, tuttavia, il presidente avrebbe cambiato completamente registro. Secondo diversi funzionari presenti, non ci sarebbero stati attacchi personali ai leader europei né tentativi di bloccare il consenso sulle principali decisioni del summit. Al contrario, Trump avrebbe discusso con gli alleati di capacità industriali, deterrenza nei confronti della Russia e futuro sostegno all'Ucraina, lasciando emergere un atteggiamento molto più cooperativo rispetto a quello mostrato pubblicamente. Trump si è vantato della potenza militare degli Stati Uniti e ha ringraziato i leader di Polonia, Germania, Stati baltici e Norvegia per il loro contributo all'alleanza.È questo il principale retroscena emerso da Ankara: la pressione mediatica resta parte integrante della strategia negoziale trumpiana, ma non coincide necessariamente con ciò che accade al tavolo diplomatico.Il bilancio del vertice: più spese, più industria militare e un nuovo segnale a KievAl di là delle dichiarazioni più controverse, Ankara ha prodotto alcuni risultati significativi. La Nato ha confermato la volontà di accelerare il rafforzamento della propria base industriale della difesa. Tra gli annunci più rilevanti figurano il programma da circa 40 miliardi di dollari destinato allo sviluppo delle capacità anti-drone e l'acquisizione di fino a dieci velivoli Saab GlobalEye, destinati a sostituire la ormai datata flotta AWACS dell'Alleanza. Si tratta di investimenti che riflettono una lezione ormai consolidata della guerra in Ucraina: la superiorità tecnologica passa sempre più dalla difesa aerea, dalla sorveglianza e dai sistemi senza pilota.Sul fronte ucraino è arrivato anche uno dei messaggi politicamente più importanti del summit. Dopo l'incontro con Volodymyr Zelensky, Trump ha annunciato l'intenzione di concedere all'Ucraina una licenza per produrre sul proprio territorio sistemi Patriot, una decisione che rappresenta un ulteriore passo verso il rafforzamento dell'autonomia industriale e militare di Kiev. Parallelamente, gli alleati hanno ribadito il proprio sostegno politico all'Ucraina e confermato nuovi aiuti militari per il 2026, riaffermando anche l'impegno nei confronti dell'articolo 5 del Trattato Nato.Ankara dimostra che la Nato ha imparato a gestire TrumpIl vero risultato politico del summit, probabilmente, non è contenuto nel comunicato finale ma nella sua dinamica. Il segretario generale Mark Rutte ha mantenuto un profilo estremamente pragmatico, evitando contrapposizioni pubbliche e riportando costantemente il confronto sui risultati concreti raggiunti dall'Alleanza. Anche diversi capi di governo europei hanno scelto di non alimentare polemiche, lasciando che le dichiarazioni più aggressive rimanessero confinate alla dimensione mediatica.Il bilancio complessivo è quindi meno negativo di quanto le prime ore del vertice lasciassero immaginare. Ankara conferma una Nato che continua a investire nella deterrenza, accelera sulla produzione militare, rafforza il sostegno a Kiev e, soprattutto, dimostra una crescente capacità di assorbire gli shock politici provenienti da Washington.











