Donald Trump ieri è partito all'attacco. Anche al vertice Nato di Ankara il presidente americano non ha abbandonato lo stile comunicativo che è ormai diventato da tempo il suo marchio di fabbrica. Il Tycoon ha affermato di essere presente al summit solamente perché la riunione si tiene a casa del suo «amico» e «leader molto forte», Recep Tayyip Erdogan. Le parole che ha riservato a quelli che dovrebbero essere i Paesi alleati degli Stati Uniti sono al vetriolo: «Sono rimasto molto deluso dalla Nato», ha dichiarato facendo riferimento al mancato sostegno nella guerra contro l'Iran. Sotto accusa ci sono soprattutto Francia, Italia e Germania che «ci hanno detto di no».
The Donald ha dunque gelato chi sperava che l'aria turca lo avrebbe ammansito, così come accaduto per la brezza di Evian. Gli occhi sono rimasti puntati sulla cena, rigorosamente a porte chiuse, dove il tycoon era seduto con Erdogan e Rutte allo stesso tavolo con i leader da lui presi di mira: Meloni, Merz, Macron e Starmer. Cena alla quale la presidente del Consiglio è arrivata con qualche minuto di ritardo e dopo della quale, rispondendo ai cronisti, si è limitata a dire che i rapporti con Trump sono stati «cordiali».










