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Al vertice Nato di Ankara, in Turchia, il presidente Usa non ha perso la voglia creare tensione fra gli Alleati ai quali ha fatto sapere chiaramente che la sua presenza è giustificata solo dal fatto che la riunione si tenga a casa del suo "amico" Erdogan. Non si raffredda quindi il clima. "Sono rimasto molto deluso dalla Nato - ha detto il tycoon, ancora, riferendosi al mancato sostegno in Iran - Ci hanno detto di no". Poi The Donald è tornato di nuovo sugli attacchi personali a Giorgia Meloni, che nel frattempo è giunta con lieve in ritardo alla cena dei leader. L'ha definita "una brava persona" con la quale i rapporti si sono "un po' incrinati" in quanto "ha commesso un errore" ovvero "si è rifiutata di intervenire sulla questione dello Stretto di Hormuz, o, per dirla in altro modo, sull'Iran". E infine Il presidente ha rilanciato anche un suo vecchio cavallo di battaglia: la Groenlandia che "dovrebbe essere controllata dagli Usa".
A tentare di disinnescare il clima è stato Mark Rutte, segretario Nato, che ha annunciato la firma di progetti della Difesa per miliardi di dollari nel tentativo di placare le preoccupazioni Usa riguardo alla spesa militare da parte dei Paesi membri della Nato. Rutte ha parlato della necessità di una "rivoluzione industriale transatlantica della difesa" con il "ronzio" dei macchinari da trasformare in "ruggito" perché "non c'è tempo da perdere" dato che - a dire di Rutte - Cina e Russia "collaborano sempre di più" e questo "ci deve preoccupare".











