Il vertice Nato che si apre oggi ad Ankara, nel complesso presidenziale di Beştepe, nasce per fare il punto sugli impegni assunti dopo il summit dell'Aia del 2025 e per definire nuovi obiettivi di spesa e produzione industriale. Ma il tema che domina la vigilia è politico, non militare: la tenuta dell'alleanza di fronte alla pressione di Donald Trump, che chiede agli alleati non solo più spesa ma anche "lealtà".
Per l'Italia la vigilia è stata segnata da un nuovo attacco personale di Trump a Giorgia Meloni, legato alla frattura apertasi dopo la guerra contro l'Iran e al rifiuto di diversi alleati europei, Roma compresa, di concedere basi o appoggio operativo a Washington. Il presidente americano ha rilanciato su Truth Social un'immagine della premier accompagnata da una battuta offensiva. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha provato a smorzare la polemica, ribadendo che "i rapporti restano" al di là dei leader di turno.
Il segretario generale della Nato Mark Rutte lavora invece a dimostrare a Trump che l'Europa non promette più soltanto, ma paga: secondo i dati diffusi alla vigilia del summit, gli alleati europei e il Canada investono oggi circa il 4% del Pil in difesa e sicurezza, con un aumento cumulato di 258 miliardi di dollari tra 2025 e 2026. Al Nato Summit Defence Industry Forum, in programma oggi, Rutte ha annunciato nuovi contratti per "decine di miliardi di dollari" e la nascita di coalizioni multinazionali per l'acquisto congiunto di sistemi di difesa aerea, insieme a nuove intese di coproduzione tra aziende americane ed europee.











