Il vertice Nato che si apre oggi ad Ankara nasce con l’obiettivo di evitare che Donald Trump diventi il protagonista assoluto della riunione. Nei corridoi dell’Alleanza si parla apertamente della necessità di organizzare un summit «a prova di Trump», come ha scritto Dan Sabbagh sul Guardian, cioè un summit capace di limitare gli attriti con un presidente americano che negli ultimi mesi ha rimesso in discussione alcuni dei pilastri del rapporto transatlantico.
Il clima è molto diverso rispetto agli anni precedenti. Dall’inizio del 2026 Trump ha minacciato di prendere il controllo della Groenlandia, criticato duramente gli alleati europei, accusati di spendere troppo poco per la difesa, e ha alimentato nuove tensioni dopo gli attacchi contro l’Iran, condotti senza un reale coordinamento con i partner europei. Sullo sfondo resta anche la revisione della presenza militare americana nel continente, con Washington che valuta di ridurre uomini e mezzi destinati alla difesa dell’Europa.
Per questo, scrive ancora il Guardian, gli altri trentuno membri della Nato arrivano ad Ankara con una strategia precisa: convincere Trump che le sue richieste sono state ascoltate. Il segretario generale Mark Rutte ha chiesto agli alleati di presentare «piani chiari, concreti e credibili» per raggiungere gli obiettivi di spesa dell’Alleanza, ricordando che «il presidente Trump si aspetta pienamente che tutti gli alleati si mettano immediatamente sulla strada del cinque per cento e lo facciano con urgenza».












