Tutto è pronto per il vertice della Nato ad Ankara, tranne una strategia di contenimento per Donald Trump. Come accogliere, reagire e resistere al presidente degli Stati Uniti d’America non è stato discusso, forse i capi di stato e di governo preferiranno lasciare a Mark Rutte la responsabilità, come avvenne lo scorso anno all’Aia, quando i paesi membri dell’Alleanza atlantica raggiunsero un risultato che venne definito “storico”: la spesa del 5 per cento del pil per la Difesa entro il 2035.Il vertice di Ankara sarà diverso, contrassegnato da un monito: “Burden shifting”, spostare il peso della Difesa dagli Stati Uniti all’Europa, continuando gli sforzi che sono stati già promessi lo scorso anno, con l’Ucraina al centro. C’è chi si nasconde, chi mantiene gli obiettivi, ma questo vertice da qualcuno inizia già a essere ribattezzato “l’ultimo vertice”. E non perché finirà la Nato ma perché esporre i capi di stato e di governo al cospetto di Trump non funziona. Per questo c’è chi crede sia tornato il momento di lavorare dietro le quinte, di ottenere risultati senza il rito annuale con le cene e le foto di famiglia. Gli appuntamenti annuali sono una risposta alla guerra di Putin, un segno di unità, se invece ci si mostra intimoriti e disuniti anche se lontano dai riflettori le cose funzionano, allora meglio lavorare nell’ombra, fra tecnici. Quest’anno però non sarebbe stato possibile mancare all’appuntamento, all’ospite, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, era stato promesso fra le ricompense per aver tolto il veto all’ingresso della Svezia nell’Alleanza e in molti ora puntano su di lui per contenere Trump. I due leader hanno un buon rapporto, il presidente americano ha detto che andrà ad Ankara per lui, il suo amico Erdogan.Ieri anche la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni ha parlato al telefono con Erdogan. I due si sono coordinati sul vertice, hanno parlato anche di Libia. Per l’Italia il fatto che l’incontro si svolga ad Ankara permette di spingere uno dei dossier che finiscono in secondo piano nonostante l’importanza: il fianco sud dell’Alleanza, ma che comunque è uno dei quattro temi all’ordine del giorno assieme alla sicurezza, intesa non soltanto come difesa; all’Ucraina, come rafforzare la solidarietà con una cifra volontaria di circa 40 miliardi per gli anni 2026 e 2027 con un impegno che riguarda gli europei e il Canada ma non gli Stati Uniti; e al potenziamento dell’industria della Difesa.I giorni di lavoro saranno due, martedì sera e mercoledì mattina, e già la concentrazione dei tempi rispetto ad altri vertici con un’agenda più dilatata è una dedica a Trump, alla sua Amministrazione, al suo livello ridotto di attenzione. Quello che si domanda chi la Nato la fa funzionare è: abbiamo scelto di incontrarci ogni anno per farci vedere da Putin, ora che ogni incontro è un rischio, non sarebbe meglio, vedersi di meno? Ankara sarà una prova.