Roma, 3 lug. (askanews) – La premessa è la stessa che era emersa prima del G7, eppure l’approccio appare completamente diverso. Martedì e mercoledì la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sarà ad Ankara per partecipare al vertice Nato dove incontrerà nuovamente il presidente americano, Donald Trump, la prima volta dopo lo scontro pubblico ad altissima tensione delle scorse settimane. La premier in più occasioni ha spiegato di non voler alimentare più il botta e risposta con il numero uno della Casa Bianca. Come prima del summit di Evian, fonti italiane riferiscono che “non è previsto un incontro” ma che comunque “saranno due giorni nella stessa stanza”. Allo stesso tempo però si sottolinea che lo spazio questa volta “è molto più grande”, come a rimarcare che occasioni di chiacchiere come quelle riprese da foto e video del circuito interno in Francia – che inizialmente aveano fatto parlare di ‘disgelo’ – saranno molto più rare. Soprattutto se l’obiettivo non è andersele a cercare.

Il presidente americano è la grande incognita di questo summit per tutti. Come dimostra il fatto che il suo arrivo in Turchia è stato anticipato da un nuovo attacco: un post in cui ha definito “ridicolo” che gli Stati Uniti mantengano un rapporto “unilaterale” con l’Alleanza. D’altra parte, in più di una occasione ha dichiarato di aver deciso di partecipare “solo per rispetto” del presidente Recep Tayyip Erdogan, che giocherà certamente un ruolo di mediatore per consentire il buon esito dell’incontro che ospita. E proprio con Erdogan oggi la presidente del Consiglio ha avuto un colloquio telefonico che si è incentrato su due temi, Libia e Fianco Sud, ma che è stato anche occasione per ribadire il “comune impegno per lo sviluppo del rapporto transatlantico”. Eppure i 32 arrivano nella capitale turca avendo già raggiunto una intesa sul testo della dichiarazione finale che sarà adottata al termine del vertice e che prevede, tra l’altro, aiuti a Kiev per 70 miliardi l’anno per il biennio 2026-2027 (in particolare si tratta di 40 miliardi dalla Nato e 30 miliardi dal prestito dell’Unione europea).