di
Marisa Fumagalli
Il racconto delle drammatiche giornate del luglio 1976 di una giovane giornalista «abusiva» in Brianza. «Venni a sapere che oltre 500 persone erano state portate al Motel Agip di Milano Ovest. E mi precipitai sul posto»
Noi c’eravamo. L’età, la professione e la «testimonianza» diretta di chi scrive queste note, può rievocare, a distanza di cinquant’anni, quei giorni terribili della «nube tossica» dell’Icmesa: disastro industriale, ambientale e umano, che ha segnato la storia del nostro Paese. Forse dimenticato dagli anziani, sconosciuto ai giovani. Le tracce dell’inquinamento sono state rimosse e, oggi, nel cuore della Brianza urbanizzata, tra i comuni di Seveso e Meda, si trova il Parco Naturale Bosco delle Querce. Frutto di un importante progetto di forestazione, occupa 43 ettari ed è un’area protetta regionale riconosciuta. Il Parco viene raccontato come un ambiente «naturale vivo e pieno di biodiversità». Tra i boschi di latifoglie, arbusti, brughiere, praterie, si trovano anche stagni e piccoli specchi d’acqua. L’habitat favorisce la presenza di animali. Insomma, un «Eldorado». Ma, nella memoria, non c’è Bosco delle Querce che possa rimuovere la catastrofe dell’Icmesa.













