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Cinque giorni dopo l’incidente, a Seveso c’erano animali morti nei cortili e nei campi, bambini ricoverati in ospedale, persone chiuse in casa che non sapevano cosa stesse succedendo. Sui giornali non era ancora uscita una riga, ma era in corso quello che è considerato il più grave disastro ambientale mai avvenuto in Italia.

Era il 10 luglio di 50 anni fa quando dallo stabilimento chimico Icmesa di Meda, in Brianza, uscì una nube tossica, che poi si sarebbe scoperto contenere diossina. Fu spinta dal vento verso Seveso e i comuni vicini. Lo stabilimento era controllato dal gruppo svizzero Givaudan, a sua volta parte della Hoffmann-La Roche. Nei giorni successivi cominciarono a morire gli animali, alcune persone svilupparono bruciore agli occhi e alla gola, altre, soprattutto bambini, furono ricoverate con lesioni al volto che poi sarebbero state associate alla cloracne. Le informazioni erano poche, confuse e tardive. Il lunedì successivo la fabbrica riaprì, tranne il reparto da cui era uscita la nube.

Quella fu la prima storia raccontata da Stefano Nazzi in Altre Indagini, il podcast del Post sulle grandi vicende giudiziarie italiane, per abbonate e abbonati. Nella puntata Nazzi ricostruisce l’incidente, il modo in cui per giorni non furono date informazioni chiare a un’intera comunità, e quello che venne dopo: le indagini, le responsabilità dell’azienda, il processo, le evacuazioni.