Seveso, zona inquinata. Immagine pubblico dominio via Wikimedia

La data del 10 luglio 1976 segna uno spartiacque storico per l'analisi e la gestione dei rischi industriali, definendo le linee future di intervento in questo delicato settore e trasformando radicalmente la nostra percezione del rischio industriale nei confronti del territorio. Per questo, il 50º anniversario dell'incidente di Seveso non può essere ridotto a una semplice celebrazione di una ricorrenza storica. La successiva introduzione delle Direttive UE denominate Seveso ha segnato la nascita della cultura della prevenzione del pericolo di incidente rilevante in Europa.

Ricordare Seveso, rappresenta per chi si occupa di previsione e prevenzione del rischio e di sicurezza industriale un momento di riflessione profonda per tracciare sia un bilancio scientifico e culturale di ciò che è stato realizzato, ma anche per analizzare le sfide che ci attendono nel prossimo futuro. Oggi le aziende a rischio di incidente rilevante devono confrontarsi con scenari profondamente mutati e nuove complessità rispetto a cinquant’anni fa.

La cronaca, cos’è successo il 10 luglio 1976

Nello stabilimento ICMESA di Meda venivano prodotti numerosi composti chimici. In particolare, dal 1969 veniva sintetizzato il 2,4,5-triclorofenolo, impiegato principalmente per la produzione di alcuni tipi di erbicidi e altri prodotti disinfettanti e defoglianti come i sali dell’acido triclorofenossiacetico, utilizzato nella guerra del Vietnam). L’incidente ha riguardato la produzione del triclorofenolo che, all’epoca del fatto, si otteneva dall'idrolisi alcalina dell'1,2,4,5-tetraclorobenzene a 150-200°C e pressione atmosferica in presenza di glicol etilenico.