Pionieri. Chiamati a fare i conti con qualcosa di mai visto né sentito prima. Con i pochissimi strumenti a disposizione nel 1976, quando persino il telefono, quello fisso con il disco bucherellato per comporre il numero, era ancora un lusso per pochi. È il ritratto dei protagonisti emerso durante il confronto “La Brianza oltre la diossina“, promosso da Il Giorno con il Comune di Cesano Maderno insieme una mostra, visitabile fino al 15 luglio a Palazzo Arese Borromeo, di immagini dall’archivio fotografico del nostro quotidiano; che s’inserisce nel calendario di Seveso50, rassegna organizzata in occasione del mezzo secolo dal disastro dell’Icmesa, la nube tossica uscita dallo stabilimento di un’azienda chimica svizzera che avvelenò una vasta area della bassa Brianza.
Tra i relatori, lunedì sera, c’era anche uno di quei pionieri, il professor Paolo Mocarelli, all’epoca giovane primario dell’ospedale di Desio, ritratto in una delle foto in mostra mentre effettua prelievi di sangue ai cittadini di Seveso, in particolare ai bambini, per uno screening che sarebbe entrato nella storia della medicina: "Non avevamo niente, non sapevamo niente della diossina, abbiamo raccolto una quantità enorme di dati, grazie anche alla straordinaria collaborazione della gente", ha raccontato. Quando successe il disastro, poco dopo il mezzogiorno del 10 luglio 1976, poco dopo mezzogiorno, quasi nessuno si rese conto della gravità dell’accaduto. A colpire fu soprattutto il silenzio che avvolgeva la zona e le preoccupazioni che pesavano sugli abitanti. I primi segnali inquietanti arrivarono 5 giorni dopo l’incidente, con un’improvvisa moria di animali. "Ma i valori nel sangue delle persone continuavano a restare nella norma o appena poco distanti", ha ricordato Mocarelli. Poi apparve la cloracne, che fece danni soprattutto alla pelle dei bambini. Cure immediate da una parte e ricerca dall’altra per approfondire, capire, studiare, dare un nome a cose che si vedevano per la prima volta. Da pionieri. Che adesso vengono ringraziati dal Giappone agli Stati Uniti, per gli studi effettuati sulla diossina con cui gli Usa dovettero confrontarsi nel 1987, quando studiarono gli effetti sui veterani del Vietnam del cosiddetto "agente arancio", usato come defoglante in guerra.






