Cesano Maderno (Monza Brianza) – Pionieri: chiamati a fare i conti con qualcosa di mai visto né sentito prima. Con i pochissimi strumenti a disposizione nel 1976, quando persino il telefono, quello grosso con il disco bucherellato per comporre il numero, era ancora un lusso per pochi.

È il ritratto dei protagonisti emerso l’altra sera durante il confronto ‘La Brianza oltre la diossina’ promosso da Il Giorno con il Comune di Cesano Maderno. Tra i relatori, anche uno di quei pionieri, il professor Paolo Mocarelli, all’epoca giovane primario dell’ospedale di Desio, ritratto in una delle foto esposte nella mostra visitabile fino al 15 luglio nella Galleria delle Arti liberali di Palazzo Borromeo (aperto tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18, sabato e domenica fino alle 19), mentre effettuava i prelievi di sangue sui cittadini di Seveso, sottoposti ad uno screening che entrò nella storia della medicina. Visitatori alla mostra

“Non avevamo niente, non sapevamo niente della diossina, abbiamo raccolto una quantità enorme di dati, grazie anche alla straordinaria collaborazione della gente”, ha raccontato con formidabile passione Mocarelli davanti al numeroso pubblico in platea per l’evento che ha inaugurato la mostra che ricorda un doppio compleanno: i 50 anni dalla nube dell’Icmesa e i 70 anni di vita de “Il Giorno“, il quotidiano che per primo raccontò l’incidente di Seveso. Quando successe il disastro, il 10 luglio 1976, poco dopo mezzogiorno, quasi nessuno si rese conto della gravità. Ci vollero giorni per dare la portata esatta dell’accaduto.