Il mercato italiano delle infrastrutture si appresta a vivere un vero e proprio esame di maturità dopo una stagione eccezionale di investimenti pubblici. Se da un lato il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha smosso risorse senza precedenti, spingendo verso l’altro la scala dimensionale dei progetti infrastrutturali, dall’altro lato questa onda alta e improvvisa di appalti ha fatto emergere una difficoltà di assorbimento da parte del sistema industriale e uno scollamento dalla fase di pianificazione in avanti. Il nodo cruciale si trova ora lungo la filiera progettuale, in particolare sui meccanismi di aggiudicazione e sul ruolo dei capitali privati, chiamati a compensare il progressivo esaurimento delle metriche straordinarie di finanziamento.

A far suonare la campanella degli esami è uno studio realizzato dal nuovo Strategic Investment Lab (erede del Pnrr Lab) di Sda Bocconi School of Management. Tra il 2021 e il 2025 il mercato degli appalti pubblici italiani è cresciuto del 65%, passando da 216 a 356,6 miliardi di euro banditi al netto delle gare annullate. Una traiettoria inedita per velocità e intensità, e una massa che è arrivata a pesare il 15% sul Prodotto interno lordo. L’avanzata dei lavori pubblici ha risentito dell’effetto traino del Piano nazionale di ripresa e resilienza, soprattutto nella fase iniziale, tra il 2021 e il 2022: nel biennio di accensione del Pnrr i contratti sono aumentati da 55 a 114 miliardi di euro. Dal 2023 la curva ha iniziato ad ammorbidirsi, fino ad attestarsi nel 2025 a quota 61 miliardi di euro. Un valore che di fatto fotografa un riassorbimento della fiammata iniziale e un ritorno del comparto ai livelli strutturali pre-Pnrr, con una performance particolarmente rilevante del comparto ferroviario (120 miliardi di euro banditi tra il 2018 e il 2025).