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7 MAGGIO 2026

Ultimo aggiornamento: 8:26

A pochi mesi dalla scadenza del 30 giugno il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che negli auspici avrebbe dovuto modernizzare il Paese facendolo uscire dal circolo vizioso della bassa crescita, accelerare la transizione ecologica e digitale e rilanciare produttività e infrastrutture, è un cantiere incompleto attraversato da continue revisioni. E per i cittadini capire come sono stati utilizzati i quasi 200 miliardi destinati all’Italia è praticamente impossibile. Mentre il ministro per Affari europei e Pnrr Tommaso Foti rivendica “416 obiettivi raggiunti, 655.677 progetti finanziati e oltre 541mila interventi conclusi”, dall’ultimo aggiornamento della piattaforma OpenPNRR di Openpolis si scopre che, alla faccia della trasparenza, il numero delle opere effettivamente monitorabili attraverso i dati rilasciati dal governo è diminuito invece di aumentare. Per capire che investimenti e riforme hanno inciso pochissimo sui mali strutturali dell’Italia non resta affidarsi ad altri numeri diffusi dallo stesso governo Meloni: quelli del Documento di finanza pubblica, in cui il Mef ha messo nero su bianco come la cruciale “produttività totale dei fattori” di qui al 2035 sia destinata a calare ancora più del previsto affossando la crescita potenziale.