<p>??????Dopo cinque anni, cala il sipario <strong>sul grande piano di riforme e investimenti pubblici</strong> finanziato dall’Unione europea, noto come Pnrr.
Un progetto da <strong>194,4 miliardi di euro</strong> la cui ambizione era ridisegnare il perimetro della politica economica italiana, accelerando <strong>cantieri, riforme e capacità di spesa</strong> della pubblica amministrazione.
Ora, ai titoli di coda, gli obiettivi si confrontano con i progetti ancora aperti. </p> <p> </p> <p>Formalmente il Piano nazionale di ripresa e resilienza <strong>scade martedì 30 giugno</strong>.
Una data che rappresenta lo spartiacque amministrativo entro cui <strong>devono essere chiusi i cantieri </strong>e certificati i risultati per una parte consistente delle misure: ovvero quelle legate ai circa 45 mila progetti degli enti locali per <strong>un valore vicino ai 100 miliardi</strong>. </p> <p> </p> <p>Nella pratica, però, il <strong>calendario si è già allungato</strong>: le procedure europee consentono la presentazione delle richieste di pagamento fino al 31 agosto e i bonifici potranno arrivare <strong>entro fine anno</strong>.
Un’estensione tecnica, non politica, che certifica la prima verità: il Pnrr entra nell’ultimo miglio con un’architettura ancora in completamento. </p> <ul> <li><em>Leggi anche: <a href="https://www.milanofinanza.it/news/dall-ue-sei-raccomandazioni-all-italia-dai-conti-pubblici-al-caro-energia-ecco-su-cosa-dovra-concentrarsi-202606031355229783" target="_blank">Dall’Ue sei raccomandazioni all’Italia.









