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26 giugno 2026 | 11.25
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Il PNRR italiano, che vale circa 194,4 miliardi di euro, è entrato nella sua fase conclusiva, con la scadenza inderogabile per la realizzazione degli interventi fissata al 30 giugno 2026 e la rendicontazione finale ad agosto. Dei 194 mld assegnati all’Italia, circa 122 sono arrivati sotto forma di prestiti agevolati, cioè soldi che andranno restituiti con scadenze molto lunghe e a tassi convenienti, e circa 72 sotto forma di finanziamenti diretti da parte della Commissione Europea. L’Italia, che nel complesso doveva raggiungere 614 obiettivi, ha ricevuto nove delle dieci rate previste, ottenendo finora circa 166 miliardi di euro. La decima rata è la tranche più cospicua dell'intero Piano, con un valore di 28,4 miliardi di euro e prevede il raggiungimento di 159 obiettivi (tra milestone e target), con scadenza fissata al 30 giugno 2026. Va ricordato che il Piano è stato avviato dalla Commissione Ue come un’eccezionale risposta alla crisi dovuta alla pandemia di Covid, e che accoglieva una richiesta fatta da tempo dall’Italia: emettere debito comune europeo per sostenere la crescita dei paesi con più difficoltà economiche. Il bilancio mostra un'accelerazione nella spesa e negli obiettivi intermedi, ma coesiste con criticità strutturali e divari territoriali. Sicuramente, però, il PNRR ha avuto effetti virtuosi sul funzionamento della burocrazia, velocizzando alcuni processi, migliorando le capacità di alcune amministrazioni e in generale portando l’Italia a fare riforme attese da anni. Guardando agli obiettivi raggiunti, sono tre le aree che vanno segnalate. Sul piano dell’avanzamento burocratico, l'Italia è tra i Paesi che hanno ricevuto la percentuale più alta di fondi dall'Unione Europea, con oltre la metà delle risorse assegnate già spesa e un numero cospicuo di traguardi superati, inclusi i target relativi alla riforma della Giustizia. Rispetto alla digitalizzazione della PA, buona parte dei progetti sulla digitalizzazione della Pubblica Amministrazione e sul sistema sanitario sono stati completati o sono in fase avanzata di attuazione. Quanto all’edilizia scolastica e agli asili nido, migliaia di progetti di riqualificazione e ampliamento degli spazi per l'infanzia hanno visto l'avvio e, in molti casi, la conclusione dei lavori. Anche se, a causa dell'inflazione e del rincaro dei materiali edili, il governo ha dovuto rivedere al ribasso gli obiettivi iniziali di copertura territoriale per i nuovi posti negli asili nido. Restano sul tavolo alcuni nodi da sciogliere e diverse criticità. Il primo riguarda le opere incompiute e ritardi infrastrutturali. Per gli investimenti legati ai nodi ferroviari e alle grandi opere, l'attuazione effettiva viaggia a rilento rispetto alla programmazione, alimentando il rischio di opere non completate entro i termini europei. Altra criticità riguarda la gestione degli enti locali: si registrano colli di bottiglia e ritardi amministrativi nella rendicontazione dei progetti di competenza dei Comuni, con conseguenti slittamenti dei tempi di chiusura e collaudo.






