<p>La scadenza del Pnrr italiano è ormai alle porte ma i progetti conclusi sono poco più di un terzo del totale (36,7%), quota che scende al 6,2% se misurata in valore finanziario.
E anche se le opere in ambito Recovery continuano «ad avanzare senza ulteriori rallentamenti, non riescono a recuperare i ritardi già accumulati».
Questa la fotografia scattata da Mauro Orefice, presidente di coordinamento delle Sezioni Riunite in sede di controllo della Corte dei Conti. </p><p>Si nota comunque un' accelerazione nella messa a terra del Piano di Ripresa e Resilienza rispetto allo scorso autunno.
Risultano in aumenti «i progetti conclusi o in collaudo» che sfiorano il 50% del totale, laddove i progetti in fase di esecuzione valgono ancora oltre 75 miliardi.
E si nota un netto miglioramento anche in quanto a risorse spese: a fine febbraio si trattava di 113,5 miliardi, rispetto agli 83 miliardi di agosto 2025, «più del 58% delle risorse complessive del Piano», ha segnalato Orefice.</p><p>Da segnalare però che «resta rilevante la quota di spesa destinata a slittare oltre il 2026: secondo le prime stime delle Amministrazioni si tratta di circa 24,2 miliardi riferiti a 66 misure, pari a poco meno del 40% della dotazione delle misure interessate».</p><p>Due ulteriori snodi fondamentali per il futuro del sistema Paese Italia sono, secondo i magistrati contabili, la spesa pubblica da tenere sotto controllo scegliendo le giuste priorità e la riforma fiscale da calibrare.








