Il Pnrr ha impresso una decisa spinta alla ripresa degli investimenti pubblici con l’importo dei bandi per lavori che, nell’ultimo quinquennio, ha rappresentato in media il 3,6% del Pil, oltre il doppio del decennio precedente, di cui circa un quinto finanziato o cofinanziato con le risorse del Piano.

E dal Recovery Plan è arrivata anche una importante accelerazione al miglioramento dell’efficienza delle procedure di spesa e della gestione degli appalti pubblici, nonostante i limiti ancora esistenti nella capacità amministrativa e nella dotazione di personale di alcuni enti: alla fine del 2025, era stato assegnato l’85% delle risorse del Pnrr e ne era stato speso il 54 per cento, quasi 10 punti percentuali in più rispetto a quanto si era registrato per i fondi di coesione del ciclo 2014-2020 considerando lo stesso stadio di attuazione.

Senza contare che anche i tempi di realizzazione delle opere pubbliche si sono ridotti, soprattutto nelle fasi che ricadono sotto il controllo diretto delle amministrazioni, come quella di affidamento. È questa la fotografia scattata dalla relazione annuale della Banca d’Italia che, in due distinti focus, esamina l’attuazione del Pnrr nelle sue fasi conclusive e l’impatto sugli appalti pubblici.