Con la fine di giugno, si è concluso (ad eccezione di alcuni progetti per il cui completamento rimane qualche mese di tempo) il Pnrr, vale a dire il più grande progetto di investimenti pubblici dai tempi del Piano Marshall, dopo la Seconda Guerra Mondiale, allora in parte finanziato dagli Stati Uniti.Il Piano nazionale di ripresa e resilienza equivale a 200 miliardi circa di investimenti, di cui oltre 70 interamente pagati dall’Ue e gli altri finanziati con debito nostro, ma interamente garantito da tutti i Paesi dell’Unione, quindi a condizioni molto convenienti. A distanza di tre anni, l’89% dei progetti é stato ultimato: si può iniziare a fare un bilancio.

Certamente qualche obiettivo era irrealistico e qualcuno anche sbagliato. Il Pnrr prevedeva che gli investimenti fossero accompagnati da misure volte a facilitarne i risultati. Prendiamo in considerazione due tra i dossier principali. Nella Giustizia, l’obiettivo era abbreviare i tempi di attesa. Alla fine dello scorso anno, nel Penale il tempo medio di definizione di una causa è sceso a 958 giorni (sommando i tre gradi di giudizio): una riduzione del 31,2% rispetto ai 1.392 giorni del 2019, superando il target previsto (- 25%). Una riduzione che è stata del 21,8% per il primo grado (Tribunali) e del 24,8% per le Corti d’Appello. Nel Civile l’obiettivo era ridurre l’arretrato, cioè il numero di cause civili pendenti, del 90%: il target è stato sfiorato, fino ad ora il calo è stato dell’85%. Tre interventi spiegano questi risultati.