Nei corridoi della finanza milanese c’è chi pensa che lo stop al piano di Leonardo Maria Del Vecchio di rilevare le quote dei fratelli Paola e Luca sia parte di un progetto dell’ad di Delfin, Romolo Bardin, per aumentare la propria influenza all’interno della holding. D’altra parte con la richiesta di patronage a Delfin nei confronti delle banche per ottenere il maxi finanziamento da 10 miliardi di euro per rilevare le quote dei fratelli, Leonardo Jr offriva alla holding anche le proprie quote. Come a dire che in caso di default dell’imprenditore, la cassaforte della famiglia non solo avrebbe ripreso il 25% di Paola e Luca, ma anche il 12,5% di Leonardo Maria. Una sorta di tre per due che, infatti, aveva convinto il presidente Francesco Milleri e il notaio Mario Notari. Bardin, invece, si è astenuto insieme ai Giovanni Giallombardo e Aloyse May. Apparentemente, presidente e amministratore delegato avrebbero due visioni diametralmente opposte del futuro della holding. Milleri auspica una «semplificazione della catena di comando»; mentre Bardin preferisce mantenere lo status quo. Una posizione condivisa con Claudio Del Vecchio, primogenito del fondatore di Luxottica che da sempre si oppone al piano del fratello Leonardo Maria di salire al 37,5% di Delfin. Ambienti finanziari, però, ritengono che quello di Bardin sia un piano per spostare i pesi all’interno della stessa Delfin: non uno scontro frontale, ma una manovra per erodere progressivamente gli equilibri esistenti. Con l’obiettivo finale che sembrerebbe essere quello di creare una situazione in cui le leve operative si spostino di fatto sull’asse Bardin, svuotando di sostanza il ruolo di Milleri.