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Francesco Bertolino

Il titolo del gruppo tedesco tocca il punto più basso dal 2010. Il ceo Blume: «La nostra strategia fondata sull’export non funziona più». Pronti più investimenti negli Stati Uniti, un piano «in China for China» e 100 mila tagli. Basterà?

Il modello Volkswagen ha bisogno di un restyling urgente e secondo Manager Magazin, il ceo Oliver blume ha presentato ai vertici del gruppo un piano per chiudere alcune fabbriche e tagliare 100 mila dipendenti, il doppio di quanto previsto sinora e circa un sesto della forza lavoro complessiva.

Di un piano di «ristrutturazione» così massiccio e che riporti la casa in carreggiata ne sono convinti anche sei membri del consiglio di amministrazione del gruppo che in un sondaggio interno — che avrebbe dovuto rimanere riservato, ma è stato rivelato sempre da Manager Magazine — hanno ammesso di nutrire timori addirittura per il futuro del gruppo. Gli altri tre hanno definito la situazione «critica». Il 2025 si è chiuso per Volkswagen con utili in calo del 44% a 6,9 miliardi e il 2026 si è aperto con un altro -14% alla voce profitti nel primo trimestre. «La situazione è chiara: progettare un’auto in Germania, produrla in Europa e poi venderla in tutto il mondo è una strategia che ci ha dato grandi soddisfazioni per anni, ma che nel mondo di oggi non funziona più», ha scritto Blume, nell’indirizzo di saluto agli azionisti, riuniti in settimana per l’assemblea annuale del gruppo.