Lo stesso Ceo Oliver Blume ha dovuto ammettere: «La nostra strategia non funziona più». I sindacati annunciano battaglia davanti alla prospettiva di tagli raddoppiati in pochissimo tempo rispetto alle previsioni del colosso tedesco

Il gruppo Volkswagen sta valutando la chiusura di quattro stabilimenti in Germania e il licenziamento di quasi 100mila dipendenti, il doppio di quanto era stato annunciato e circa un sesto della forza lavoro complessiva. A riferirlo è la rivista tedesca Manager Magazin, che cita fonti interne a conoscenza del maxi-piano di ristrutturazione del più grande gruppo automobilistico europeo. Il nuovo piano di risanamento, secondo le fonti, prevede la chiusura degli stabilimenti di Hannover, Zwickau, Emden e del sito Audi di Neckarsulm. Complessivamente, si tratta di 45mila posti di lavoro, che si aggiungerebbero ai 50mila licenziamenti già annunciati. Sul piano, che sarà discusso in una riunione del prossimo 9 luglio, deve esprimersi il consiglio di sorveglianza, dove siedono anche i rappresentanti dei lavoratori.

Il piano di risanamento a cui sta pensando la dirigenza di Volkswagen arriva in un periodo particolarmente delicato per l’automotive europeo, alle prese con l’agguerrita competizione dei rivali cinesi, i dazi sulle importazioni degli Stati Uniti e il calo della domanda in Europa. Tutti questi fattori avevano portato i vertici del gruppo tedesco ad annunciare un primo maxi-piano di licenziamenti a fine 2024, che ora potrebbe assumere contorni ancora più drammatici. «La situazione è chiara: progettare un’auto in Germania, produrla in Europa e poi venderla in tutto il mondo è una strategia che ci ha dato grandi soddisfazioni per anni, ma che nel mondo di oggi non funziona più», ha scritto il ceo, Oliver Blume, in una lettera agli azionisti.