<p>La crisi di Volkswagen può allargare ulteriormente la sua dimesione.

Dopo la <a href="https://www.milanofinanza.it/news/crisi-volkswagen-il-consiglio-di-sorveglianza-vota-contro-il-maxi-piano-di-blume-da-oltre-100-mila-tagli-202607101359502300">bocciatura da parte del consiglio di sorveglianza del piano di ristrutturazione</a> presentato giovedì dall’amministratore delegato Oliver Blume, emergono nuovi dettagli che mostrano come il progetto fosse ancora più radicale di quanto finora emerso.

Secondo quanto riporta in esclusiva il sempre ben informato settimanale tedesco <em>Manager Magazin</em>, oltre ai 50 mila nuovi esuberi entro il 2030 (100 mila con i 50 mila già stabiliti) e alla prospettiva di lasciare progressivamente inattivi e chiudere fino a quattro stabilimenti tedeschi, il management starebbe valutando anche altro: la chiusura, nel lungo periodo, di due importanti impianti dell’Europa orientale, con altri 20 mila posti di lavoro potenzialmente coinvolti. </p> <p> </p> <p>Questo porterebbe a sei chiusure totali e 120 mila tagli e ovviamente lo scontro tra i vertici del gruppo e i rappresentanti dei lavoratori è già salito ai massimi livelli.

La presidente del consiglio di fabbrica Daniela Cavallo ha parlato della perdita di fiducia nei confronti del management, mentre il voto contrario espresso dai rappresentanti dei dipendenti e del Land della Bassa Sassonia nell’ultima riunione del consiglio di sorveglianza è una pesante sconfitta per Blume. </p> <p> </p> <h2><strong>Produzi<span id="cke_bm_9841S" style="display: none;"> </span>one tra 7 e 8 milioni di unità e nuovi tagli anche fuori dalla Germania</strong><span id="cke_bm_9841E" style="display: none;"> </span></h2> <p>Il piano industriale sarebbe stato elaborato partendo dall’ipotesi che nei prossimi dieci anni Volkswagen possa non riuscire a mantenere gli attuali volumi produttivi di circa 9 milioni di veicoli l’anno e non più quelli di una volta.