<p>Prima il profit warning di Bmw.
Poi gli hedge fund che aumentano le scommesse contro Stellantis, Volkswagen, Mercedes e la stessa casa di Monaco.
Infine l’indiscrezione shock che può far davvero tremare l’intera industria europea: Volkswagen lavora al più grande piano di ristrutturazione della sua storia, con fino a 100 mila posti di lavoro in meno nel mondo e la chiusura di quattro stabilimenti tedeschi.
Se anche solo una parte del <a href="https://www.milanofinanza.it/news/volkswagen-ipotesi-di-una-maxi-ristrutturazione-shock-100-mila-tagli-e-chiusura-di-quattro-fabbriche-202606261125506821">progetto anticipato venerdì 26 da <em>Manager Magazin</em></a> dovesse diventare realtà, significherebbe che la crisi dell’auto europea è entrata in una nuova fase: non più un rallentamento ciclico, ma una trasformazione strutturale che cambia forma al cuore manifatturiero del continente.<span contenteditable="false"> </span> </p> <p> </p> <p>Volkswagen non è soltanto il primo costruttore europeo: è uno dei pilastri industriali della Germania, un gruppo che negli anni ha incarnato il modello economico tedesco fatto di occupazione stabile, innovazione e forza dell’export.
L’ipotesi di chiudere quattro stabilimenti in patria, ridurre gli investimenti del 15% e tagliare decine di migliaia di dipendenti fotografa quanto profonda sia diventata la crisi competitiva.<span contenteditable="false"> </span> </p> <p> </p> <h2><strong>La vera minaccia è la Cina, ecco perché</strong></h2> <p>Il problema non si limita alla debolezza della domanda europea o agli elevati costi della transizione elettrica.












