<p>Dopo settimane di indiscrezioni e tensioni sindacali, Volkswagen mette nero su bianco la nuova strategia che dovrà ridisegnare il gruppo entro il 2030.

Al termine della riunione del consiglio di sorveglianza di giovedì 9 luglio, il management guidato dal ceo <strong>Oliver Blume</strong> ha presentato un piano articolato in dodici iniziative con l’obiettivo di rendere il costruttore tedesco «più resiliente, più efficiente e più competitivo» in un contesto caratterizzato da concorrenza crescente, dazi, costi in aumento e trasformazione tecnologica. </p> <p> </p> <p>Il piano conferma gran parte delle anticipazioni emerse nei giorni scorsi, anche se il comunicato non cita esplicitamente la chiusura dei quattro stabilimenti tedeschi e i nuovi tagli occupazionali ipotizzati dalla stampa tedesca, che potrebbero essere fino a 120 mila, un numero shock.

L’obiettivo industriale indicato dal gruppo è però chiaro: adeguare la capacità produttiva mondiale a circa <strong>9 milioni </strong>di veicoli all’anno, contro i circa 12 milioni per cui il gruppo era strutturato prima della pandemia.

Volkswagen sottolinea di avere già eliminato capacità produttiva per circa 2 milioni di veicoli e annuncia che ulteriori interventi riguarderanno Europa e Cina. </p> <p> </p> <h2><strong>Fino al 50% di modelli in meno</strong></h2> <p>Tra le misure più significative c’è una profonda semplificazione della gamma.