Pubblicato il: 23/06/2026 – 19:27

A dieci giorni dalla delibera con cui il Consiglio superiore della magistratura ha individuato undici procure operanti in aree caratterizzate da alta densità mafiosa (tutte del Sud Italia), il dibattito non accenna a spegnersi. Anzi, continua ad allargarsi e a coinvolgere interlocutori diversi tra loro. Prima Libera, poi la procuratrice generale del Piemonte e della Valle d’Aosta Lucia Musti, adesso anche rappresentanti del mondo economico e produttivo. Un elemento che forse dice qualcosa di più della stessa polemica: la questione sollevata dal provvedimento del Csm intercetta infatti un tema che da anni attraversa il dibattito pubblico e giudiziario italiano, quello della geografia reale delle mafie.La discussione non riguarda tanto i territori inseriti nell’elenco approvato dal Consiglio superiore della magistratura, quanto quelli che ne sono rimasti fuori. In particolare, molte delle osservazioni emerse negli ultimi giorni ruotano attorno a una domanda precisa: è ancora possibile descrivere le aree a più alta densità mafiosa senza includere alcuni dei principali distretti economici del Nord Italia, dove numerose inchieste hanno documentato negli anni il radicamento delle organizzazioni criminali?È il tema che aveva posto Libera subito dopo la pubblicazione della delibera. In questo solco si inserisce il presidio dell’associazione che si è tenuto lo scorso 18 giugno a Torino (presenti anche le bandiere della Cgil) davanti ai cancelli del Palazzo di giustizia per protestare contro la scelta del Csm. «Siamo preoccupati – ha detto un referente piemontese dell’associazione – perché la delibera rischia di riportare indietro di tanti anni la narrazione sulla presenza delle mafie nel Nord».