Pubblicato il: 29/06/2026 – 19:28
Continua il nostro viaggio nel radicamento della ‘ndrangheta nel Nord Italia, un fenomeno da sempre attuale ma nelle ultime settimane tornato al centro del dibattito nazionale dopo la delibera con cui il Csm, nell’individuare gli uffici giudiziari delle aree ad alta densità mafiosa ai fini delle nomine direttive, ha escluso i distretti del Nord. Una scelta che ha suscitato le critiche di magistrati e associazioni antimafia, secondo cui non tiene conto di decenni di indagini e sentenze che hanno accertato il radicamento delle cosche anche fuori dal Mezzogiorno. Stavolta ci occupiamo della Liguria, considerata non più solo una terra di transito ma un vero e proprio snodo operativo per la criminalità organizzata, capace di coniugare traffici internazionali e radicamento locale. A rendere il quadro particolarmente complesso è la stratificazione delle presenze mafiose, con la ’ndrangheta protagonista storica affiancata oggi da gruppi stranieri sempre più autonomi, in particolare quelli albanesi.Il ruolo dei porti – Genova, La Spezia, Vado Ligure – resta centrale. I sequestri di cocaina degli ultimi anni, spesso nell’ordine delle centinaia di chilogrammi, raccontano di rotte consolidate e di una logistica sofisticata. Ma è soprattutto la capacità di trasformare questi traffici in potere economico a segnare il salto di qualità: reinvestimenti, società di copertura, penetrazione nei settori strategici.










