Una delibera del Csm fa scoppiare lo scontro tra consiglio e mondi intorno all'antimafia. Il testo, approvato dal plenum l'11 giugno in modifica del Testo unico sulla dirigenza giudiziaria, individua le procure distrettuali che operano in aree caratterizzate da alta densità di criminalità organizzata di tipo mafioso e si tratta di Bari, Caltanissetta, Catania, Catanzaro, Lecce, Messina, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma e Salerno.
L'indicazione di questi distretti - proposti dalla Quinta commissione - è fondata su dati e fonti istituzionali e sono funzionali a una valutazione tecnica, ovvero l'individuazione di "uffici per i quali trova applicazione un indicatore attitudinale speciale".
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In altre parole, negli uffici requirenti indicati il candidato che chiede una nomina direttiva o semidirettiva vedrà valorizzata in modo particolare come attitudine speciale una sua pregressa esperienza in materia di antimafia. Questo significa che, tecnicamente, il Csm non ha stilato un elenco dei distretti a densità mafiosa, ma ha indicato quelli in cui la pericolosità del fenomeno è talmente elevata da considerare l'esperienza nel combattere le mafie un requisito preferenziale per i magistrati che chiedono di prendere servizio li.











